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COLORS NOTEBOOK
Un progetto di Colors in collaborazione con Reporters sens Frontieres, un'associazione che si batte per tutelare il diritto alla libera informazione. Una copia di Colors in cui poter raccogliere immagini e parole, immaginarlo come un nuovo numero in cui potevo essere il redattore, art director, illustratore e fotografo. Ho scelto un argomento, "30 anni a Milano", ed ho raccolto un po' di materiale, grazie anche all'aiuto di alcuni amici.
Una volta completato l'ho spedito ed ha fatto parte del Colors Notebook Project presentato al Centre Pompidou di Parigi.
Altre persone uguali a me, diverse da me lo hanno fatto.
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01 - Editoriale
02 - Percorsi studiati
03 - Fermo in fila
04 - 8 ore in ufficio
05 - Attention
06 - Ogni posto è la tua casa
07 - Al centro di un vortice
08 - Distrarti = non pensare
09 - Ci vogliono distrarre
10 - Voglio farmi una famiglia
11 - C'è sempre una mancanza
12 - Vizio di giudicare
13 - Ti farò innamorare
14 - Oggi sposi
15 - Fa più male?
16 - Internet
17 - Thanks God it's Friday!
18 - Sono nato nel 1976
19 - Ho compiuto trent'anni
20 - Non si può tornare indietro
21 - Immagini e parole
22 - Sono vecchia
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Sono nato nel 1976
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Lo spirito di commiserazione tipico degli esseri umani, mi porta a pensare maggiormente agli aspetti negativi rispetto ai vantaggi di cui ho beneficiato in questi trenta corti/lunghi anni. Ritengo di appartenere ad una generazione di “comodi”, e mi spiego: nella mia vita non ho dovuto lottare per niente, ma proprio niente, se si trascura l'acquisto del motorino (lotta sia economica sia ideologica con i miei, ma lotta per modo di dire). Io ho aperto gli occhi, quel lontano 1976, e avevo già tutto, avevo la libertà, avevo dei diritti, si diritti, diritti che qualcuno aveva conquistato per me, diritti di cui non sapevo neanche pronunciare il nome (capirai ero nato da 1 secondo non è che fossi un prodigio, e ah, per inciso, chiaramente di doveri non se ne parla, si fatica ad accettarli a trent'anni figurati appena nati). La questione per me è proprio questa, io, la mia generazione, non abbiamo dovuto lottare per nulla, per conquistarci nulla, niente mattoni strappati dal muro (1989, ero troppo giovane), niente manifestazioni in piazza (se non quelle patetiche per far sega a scuola), niente lotte, mai, per nulla per cui ne valesse la pena. Intendiamoci, non è che desiderassi farmi spetasciare da un carro armato in una piazza, ma caspita, neanche trovarmi la pappa pronta, libertà, divorzio, sesso, aborto, … Tutte cose che ci sono, che do per scontato, di cui non apprezzo il valore probabilmente, proprio perché le ho sempre vissute come diritti ereditati, non conquistati. Un uomo sulla luna, non mi interessa, non fa notizia, mi manca questo, mi manca il gusto delle novità, e se mi guardo indietro penso quale è stata la cosa più sconvolgente che ha segnato i miei trent'anni? Sapete qual'è la risposta? Il cellulare! Drammatico vero? Beh però è la verità.
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Chiaramente non dimentico i vari tsunami, le torri gemelle, le guerre civili e quant'altro, eventi e ricordi che in negativo meritano di essere citati, ma in positivo? La cosa che ritengo più impressionante per me è stata proprio l'avvento dei cellulari. Eventi di rilievo, fonte di adrenalina, occhi fissi sullo schermo, corse in edicola per il giornale non ne ricordo. Ok, qualcuno obbietterà che internet propriamente non è stata un'innovazione da poco, e sono completamente d'accordo, ma al di là della comodità nell'utilizzo, nella praticità nel cercare le cose e nel comunicare con il resto del mondo (tutte cose che apprezzo moltissimo), io non trovo che abbia segnato su di me una svolta epocale come avrebbe potuto essere invece un bel '68 vissuto come si deve.
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Milano, 2006. Avere 30 anni nella mia città. Non è semplice. Vivo a casa con i miei, ancora per poco, ma è
così. Perché? Sino a 24 anni, sino al 2000, ho studiato, in ordine: asilo, elementari, medie, liceo e università. Durante questo periodo qualche lavoretto saltuario: lavapiatti, commesso, fattorino, scaricatore di camion, animatore turistico, … Tutti lavoretti sporadici che mi hanno aiutato a togliermi qualche sfizio, ma non molto di più. Finalmente nel 2001 l'ingresso nel mondo del lavoro, quello vero. La realtà è stata ben diversa dai mie sogni, gran sacrifici e sofferenze per non raccogliere un granché. Però è così, ci si adatta. Ora, dopo 5 anni da quell'ingresso posso dire che è lavoro, la vita è un'altra cosa, e che bene o male nessuno ti regala nulla, mai, proprio mai. Devi lottare sempre per ottenere qualcosa, poi c'è chi riesce a lottare e chi invece si abbandona al lento naufragio. Non mi lamento, lavoro in finanza e sono discretamente felice, economicamente non guadagno un granché (purtroppo per me sono finiti i tempi d'oro), ma almeno vivo una vita decente. E poi, grazie al lavoro di recente ho comprato casa, o meglio, di recente una banca ha comprato la casa che tra 30 anni sarà mia, forse. E' stata la svolta. Il progetto c'era da un po', e quindi i sacrifici erano già partiti da tempo, ma ora le paure si amplificano, ce la farò? Non avrò fatto il passo più lungo della gamba? Trent'anni di lavoro per essere il padrone di casa mia? Non posso più licenziarmi, non sono più libero, devo stare attento a quello che compro, a quanto spendo, non posso più uscire e fare ciò che voglio, ora tutto è dimensionato alla casa.
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Sono felice, era una cosa che sognavo e desideravo tanto, ma anche qui le difficoltà sono state maggiori del previsto. Ogni sospiro richiede una contropartita economica (per intendersi: un interruttore in più costa 100 euro, e solo la predisposizione), e soprattutto mi rendo conto che mi sono dovuto allontanare da Milano-città perché i prezzi erano proibitivi, abbracciando il progetto hinterland, e che sto pagando una cosa che qualche anno fa costava meno della metà, eppure non è che sia fatta di un materiale diverso, il cemento e i mattoni sono sempre gli stessi, quello che mi gioca contro è la speculazione.
Insomma, si torna al solito discorso chi ha i soldi riesce a farne sempre di più, e chi non li ha deve solo sperare di non fare passi azzardati. E' un luogo comune, una vecchia storia, ma è la realtà dei fatti, e ve lo dice uno che lavora in finanza, e che di soldi degli altri ne vede parecchi! In ogni caso il passo è stato compiuto e solo tra qualche tempo si potrà dire se è stata una scelta oculata o un azzardo. Per ora cerco di pensare solo al fatto che avrò una casa mia, che vivrò con la persona che amo e che ora saremo una famiglia e non più due innamorati, una famiglia.

Dario, 30 anni
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