|
Quando ci siamo conosciuti, io e Grazia, eravamo entrambi desiderosi di incontrare qualcosa che desse una scossa alla nostra vita. Vivevamo alla giornata e sentivamo che in ognuna delle nostre vite mancava qualcosa. Entrambi cercavamo il pezzo mancante per completare il puzzle della nostra esistenza. Credevamo che lo si potesse trovare nell'anima gemella. Io credevo che lei lo nascondeva nella borsetta. Ho avuto solo un modo per scoprirlo: buttarmi in un'avventura con lei. Ma poi nella borsetta ho trovato solo un tampone, un qualcosa che ti fa illudere per un po' di tempo. Ti fa stare bene, ma è come una bomba ad orologeria: ha un timer. E alla scadenza esatta, ti ritrovi a cercare un altro pezzo mancante del puzzle, perché continuiamo a sentire un bisogno, senza renderci conto che non dovremmo averne per niente.
Stavamo facendoci un aperitivo e nel meccanismo di mani sui bicchieri, sguardi brevi e distratti ai tavolini e ai muri colorati del locale, lei mi ha confessato che aveva voglia di innamorarsi. Capisci? Aveva voglia. Mi ha colpito. Sono stato un secondo zitto per cercare di riflettere su quel verbo che aveva utilizzato, anche se poi non ne avevo il tempo. L'ho solo catalogato e archiviato nella memoria della mia mente distratta. L'avrei ripreso più tardi, quando mi sarei trovato solo con me stesso. La serata è andata avanti nel perfetto dei modi: avevamo questa comunicazione diretta e simultanea, c'era un'affinità e un ritrovarsi e ridere delle similitudini che ci ha portato poi a baciarci e sentire il sapore acre del cocktail che aveva appena finito di bere, filtrato dalle patatine e tartine.
Quindi successivamente mi sono ritrovato di fronte a quell'avere voglia. Io stesso ero la risposta a quella voglia. “Io sono quello che ti farà innamorare”, ho pensato. Ho dovuto assumere quella parte, mi sono sentito in dovere, quasi, di poter darle quello che cercava, poter essere io il suo bisogno, il suo significato. Perché in fondo, quell'avere, non è altro che la ricerca di una completezza che manca, una specie di appoggio, di significato per le giornate, un qualcosa che nelle disgrazie, nei nervosismi, arrabbiature e paranoie, possa essere quel qualcosa che possa tirarci su. Un cuscino. O la sicurezza di dire che in fondo non si è da soli, che c'è sempre qualcuno che ci capisce, che ci vuol bene, indipendentemente da come siamo fatti. |
|