Ho una sensazione devastante di inutilità distribuita. Sono in ufficio a consumare i minuti in attimi di estraneità ai miei veri interessi. Apatia forse è il termine giusto per descrivere il mio stato d'animo. Un'insignificante apatia. Il problema è che penso troppo. Mi piacerebbe essere stupido per non avere mille pensieri. O forse sono semplicemente uno stupido, perché vincolo i miei stati d'animo a delle circostanze esterne.
Vorrei dire anche che avere trent'anni all'anagrafe vuol dire non averli realmente, ma mi sembra troppo banale. |
Forse potrei dire che ho già passato trent'anni a fare un sacco di cose inutili e un sacco di altre cose invece dannatamente interessanti. Potrei dirti che sono parzialmente soddisfatto di come sono ora. Anzi, sono molto soddisfatto di chi sono io, in realtà. Più che altro non sono così soddisfatto di come mi rappresento nella società o di come la società si accorga di me. Nel senso che potrei fare ed essere diverso, ma mi limita il coraggio di tentare ad osare diversamente. Vorrei non sottostare alla dura legge della realtà fatta di lavoro dal lunedì al venerdì, della palestra al martedì e al giovedì, delle serate in discoteca nel week end. Vorrei cambiare drasticamente la situazione, semplicemente per il gusto di provarci. Ma d'altronde non sono in un videogioco dove se sbaglio, posso ricominciare da capo. Non ho questa opzione. E' incredibile come in base a qualsiasi scelta si possa cambiare il proprio domani. Sembra impossibile averne fatte così tante per essere qui ora, e che tutto sia avvenuto naturalmente quando invece è il frutto di un'infinità di scelte fatte. Eppure, mi sembra di averne fatte così poche di scelte importanti. |