Siamo un po' tutti vittime delle abitudini e consuetudini. Ci hanno sbattuto in faccia un modello di vita al quale attenerci. Seguiamo un percorso imposto, su due rotaie parallele, già dalla nascita. E in base alla fortuna o sfortuna che ci capita, seguiamo una procedura calcolata e preconfezionata. Ci impongono di incanalarci in un tunnel e di seguire le orme di chi ci ha messo al mondo. Ci portano negli asili e poi a scuola. E siamo obbligati ad andarci di mattina, perché non di pomeriggio ad esempio? Poi c'è un anno in cui dobbiamo fare un esame e poi una scelta. Lavorare o studiare? Una scelta? Ti dicono che con solo la maturità superiore ormai non vai da nessuna parte, non hai un futuro roseo, non potrai vivere bene grazie ad un buon stipendio, ma potrai soltanto accontentarti.
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Chi ha la laurea, invece, può ambire a posizioni di più altro profilo. E pensare che ai tempi dei miei genitori era già tanto arrivare alle superiori. Ora tutto si è spostato un po' più in là, a chiudere il ciclo formativo tra i 24 e i 30 anni. E allora segui il fiume di gente, ti unisci a loro, condividi con loro la stessa scelta senza in realtà sapere che le tue scelte sono vittime di scelte fatte da altri, che ti hanno imposto uno stile di vita, in base alla città nella quale vivi, del tutto differente da quello dell'Angola o delle favelas di Rochina, a Rio, ad esempio.
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